Tutela della maternità e paternità: congedi e divieti di licenziamento

Diventare genitori e lavorare: quali sono le tutele?
La nascita di un figlio determina una serie di importanti tutele nel rapporto di lavoro.
Il riferimento fondamentale è il D.Lgs. n. 151/2001, Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità.
La disciplina non riguarda soltanto l’assenza dal lavoro nel periodo immediatamente precedente e successivo alla nascita.
Prevede congedi, riposi, tutele economiche e specifiche garanzie rispetto alla cessazione del rapporto.
Ed è importante sottolinearlo perché ancora oggi molti lavoratori conoscono il congedo di maternità, ma molto meno le tutele riconosciute al padre lavoratore.
Quanto dura il congedo di maternità?
Per la lavoratrice dipendente il congedo obbligatorio di maternità ha, in via ordinaria, una durata complessiva di cinque mesi. Durante il periodo è prevista, secondo la disciplina previdenziale, un’indennità generalmente pari all’80% della retribuzione. INPS
La normativa consente, in presenza delle condizioni sanitarie previste, differenti modalità di distribuzione del periodo di astensione.
È quindi sempre opportuno verificare la situazione concreta della lavoratrice e la disciplina applicabile.
E il padre?
Uno degli errori più frequenti è pensare che la tutela della genitorialità riguardi quasi esclusivamente la madre.
Non è così.
Il congedo di paternità obbligatorio è un diritto autonomo del padre lavoratore dipendente.
Attualmente ha una durata di 10 giorni lavorativi e può essere fruito, anche in maniera non continuativa, nel periodo compreso tra i due mesi precedenti la data presunta del parto e i cinque mesi successivi alla nascita. INPS
È distinto dal cosiddetto congedo di paternità alternativo, che opera invece in particolari circostanze nelle quali la madre non possa usufruire del congedo, ad esempio nei casi previsti dalla legge di morte o grave infermità della madre, abbandono o affidamento esclusivo al padre. INPS
Che cos’è il congedo parentale?
Dopo – e in parte indipendentemente da – maternità e paternità obbligatorie, entra in gioco un’altra importante forma di tutela: il congedo parentale.
È il diritto dei genitori di astenersi dal lavoro per dedicarsi alla cura del figlio, secondo limiti individuali e complessivi stabiliti dalla legge.
E proprio su questo punto è intervenuta un’importante novità nel 2026.
Novità 2026: congedo parentale fino ai 14 anni
Dal 1° gennaio 2026, per i genitori lavoratori dipendenti, la finestra temporale entro la quale può essere utilizzato il congedo parentale è stata estesa dai 12 ai 14 anni di vita del figlio. INPS
Per la madre il periodo può essere fruito dalla conclusione del congedo di maternità; per il padre dalla nascita.
Per adozione e affidamento, la possibilità è estesa entro 14 anni dall’ingresso del minore in famiglia, fermo restando il limite della maggiore età. INPS
Attenzione però a un aspetto importante:
portare il limite a 14 anni non significa avere 14 anni di congedo.
Sono rimasti i limiti individuali e complessivi di durata previsti dalla disciplina del congedo parentale. La modifica riguarda la finestra temporale entro la quale il congedo può essere utilizzato. INPS
La madre può essere licenziata durante la gravidanza?
Qui arriviamo a una delle tutele più importanti.
L’art. 54 del D.Lgs. n. 151/2001 prevede uno specifico divieto di licenziamento della lavoratrice madre, che opera, in linea generale, dall’inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino.
La tutela è particolarmente forte.
Questo però non significa che durante quel periodo sia giuridicamente impossibile qualsiasi cessazione del rapporto.
La legge contempla infatti ipotesi specifiche nelle quali il divieto non opera.
È quindi necessario evitare due affermazioni opposte, entrambe troppo semplicistiche:
«Una lavoratrice incinta non può mai essere licenziata».
oppure:
«Basta che il datore indichi un motivo e può licenziarla».
La legittimità deve essere valutata alla luce delle specifiche eccezioni previste dalla legge e delle circostanze concrete.
E il padre lavoratore?
Anche il padre gode di specifiche garanzie.
La disciplina del Testo Unico collega la protezione dal licenziamento anche alla fruizione dei congedi di paternità previsti dalla legge.
È quindi sbagliato pensare che il problema del licenziamento durante il periodo protetto riguardi esclusivamente le madri.
Occorre però individuare quale congedo sia stato utilizzato e quale specifica tutela sia applicabile, perché le posizioni della madre e del padre non devono essere automaticamente sovrapposte.
E se il licenziamento arriva subito dopo la comunicazione della gravidanza?
È una situazione che merita particolare attenzione.
La lavoratrice dovrebbe conservare:
- comunicazioni relative alla gravidanza;
- e-mail e messaggi con l’azienda;
- lettera di licenziamento;
- eventuali contestazioni disciplinari;
- comunicazioni relative a modifiche di mansioni, sede od orario;
- ogni documento utile a ricostruire cronologicamente ciò che è accaduto.
Il momento nel quale il datore viene a conoscenza della gravidanza e la successione degli eventi possono infatti assumere notevole rilevanza nella ricostruzione della vicenda.
Non c’è soltanto il licenziamento
La tutela della genitorialità non si esaurisce nel divieto di licenziamento.
Occorre prestare attenzione anche a eventuali comportamenti che si verifichino durante la gravidanza o al rientro:
demansionamenti, esclusioni professionali, pressioni affinché il lavoratore si dimetta, mancato rinnovo utilizzato in maniera discriminatoria, modifiche organizzative ritorsive o trattamenti sfavorevoli collegati alla maternità o alla fruizione dei congedi.
In queste situazioni possono entrare in gioco tutele ulteriori rispetto alla sola disciplina dell’art. 54.
Dimissioni durante il periodo protetto: attenzione
Anche le dimissioni rese durante determinati periodi collegati alla maternità e alla paternità sono sottoposte a una disciplina particolare.
Il legislatore ha previsto specifiche procedure di convalida, proprio per evitare che dimissioni apparentemente volontarie nascondano in realtà pressioni esercitate dal datore di lavoro.
Per questo una lavoratrice o un lavoratore che intendano dimettersi durante un periodo protetto dovrebbero verificare preventivamente la procedura applicabile.
Cosa fare se arriva un licenziamento?
Il primo consiglio è semplice:
non aspettare.
I licenziamenti sono soggetti a termini di impugnazione e lasciare trascorrere il tempo può compromettere la possibilità di tutelarsi.
Occorre quindi verificare immediatamente:
la data del licenziamento, l’età del bambino, il tipo di congedo eventualmente fruito, la motivazione indicata dal datore e la documentazione relativa al rapporto.
Soltanto dopo questa ricostruzione è possibile stabilire quali tutele siano concretamente applicabili.
Conclusione
La tutela della maternità e della paternità non coincide soltanto con il diritto ad assentarsi dal lavoro alla nascita di un figlio.
Comprende un sistema articolato di congedi, indennità e protezioni rispetto alla cessazione del rapporto di lavoro.
E dal 2026 il sistema presenta anche un’importante novità: per i lavoratori dipendenti il congedo parentale può essere fruito, nei limiti previsti dalla legge, entro i 14 anni di vita del figlio. INPS
Conoscere queste tutele è fondamentale sia per i lavoratori sia per le imprese chiamate a gestire correttamente maternità e paternità.
L’Avv. Fabiana Saltelli assiste lavoratrici e lavoratori nelle controversie relative a maternità, paternità, congedi parentali, discriminazioni e licenziamenti.
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