La Corte di Cassazione rafforza la protezione contro il licenziamento per i malati oncologici

La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 11731 del 02 maggio 2024, ha affrontato il tema del licenziamento per superamento del periodo di comporto in presenza di malattia oncologica .

Questo ha portato a una parziale inversione dell’onere della prova a favore del dipendente. La discriminazione indiretta è stata riconosciuta nell’applicazione del periodo di comporto standard a lavoratori disabili, convertendo un criterio neutro in una prassi discriminatoria.

I datori di lavoro sono tenuti a fornire accomodamenti ragionevoli senza oneri finanziari sproporzionati. La Cassazione ha chiarito che non c’è una totale inversione dell’onere probatorio, ma un’attenuazione a favore del lavoratore. Questi principi si applicano anche al licenziamento per superamento del periodo di comporto nei confronti di lavoratori disabili. La Corte di Cassazione ha confermato la condizione di handicap del lavoratore come causa principale delle sue assenze per malattia, senza trovare carenze di prova da parte del lavoratore.

Avv. Antonia Battista

La Corte di Cassazione sancisce l’importanza della convivenza pregressa nelle unioni civili: una vittoria per l’uguaglianza di trattamento


La Corte di Cassazione ha emesso una sentenza storica il 27 dicembre 2023, con il numero 35969, che getta nuova luce sull’assegnazione dell’assegno di mantenimento al termine di un’unione civile. In questa decisione, la Corte ha riconosciuto l’importanza di valutare non solo il momento dell’unione civile stessa, ma anche la convivenza che l’ha preceduta, specialmente per quanto riguarda la parte che non dispone dei mezzi necessari.

Questa pronuncia riflette e ribadisce il principio stabilito solo pochi giorni prima, il 18 dicembre 2023, con la sentenza n. 35385, che riguardava la determinazione dell’assegno divorzile. In entrambi i casi, la Corte ha enfatizzato l’uguaglianza di trattamento, estendendo questo principio anche alle unioni civili.

È stato sottolineato che ignorare la convivenza pregressa tra persone dello stesso sesso, culminata poi in un’unione civile, solo perché la relazione è iniziata prima dell’entrata in vigore della legge n. 76 del 2016, sarebbe non solo contrario all’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo ma anche una forma di discriminazione ingiustificata nei confronti delle coppie omosessuali.

Questa sentenza non solo promuove una maggiore parità di trattamento e diritti per le coppie omosessuali, ma sottolinea anche l’importanza di considerare il contesto e la storia delle relazioni nella determinazione delle questioni legali legate alle unioni civili e ai divorzi.

Avv. Antonia Battista

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